In Italia i primi gruppi si formarono
nel 1903 a San Germano Chisone, vicino Pinerolo, dove nel 1908 si
costituì la prima Congregazione. La Congregazione dei Testimoni di
Geova è riconosciuta dallo Stato come confessione religiosa ed è la
seconda religione formalmente organizzata dopo quella cattolica.
L’Italia infatti è il paese europeo con il maggior numero di
Testimoni: 234.972 proclamatori, 3.070 congregazioni, 4.082 persone
battezzate.
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giovedì 28 febbraio 2013
Quando nascono i testimoni di geova?
I Testimoni di Geova sono gli eredi
degli Studenti Biblici, un gruppo di cristiani che si dedicava allo
studio delle Sacre Scritture fondato in Pennsylvania nel 1870 da un
ex-avventista, Charles Taze Russell. Nel 1916, in seguito ad alcune
novità introdotte dal nuovo capo Joseph Franklin Rutherford, come
per esempio la predicazione di casa in casa, dagli Studenti si
staccarono alcuni piccoli gruppi, dando origine ad altre confessioni
come la Chiesa del Regno di Dio e la Chiesa Millenarista. Nel 1931
durante un congresso a Columbus (Ohio) Rutherford modificò il nome
Studenti Biblici in Testimoni di Geova, rifacendosi al verso bibilico
di Isaia 43: 10: “Voi sarete i miei testimoni” (Geova da Yahweh,
“dio” nel Vecchio Testamento).
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Mito e leggenda sono la stessa cosa?
Sono entrambi racconti di fantasia, con
origini popolari, che un tempo venivano tramandati oralmente. Il mito
narra le vicende degli dèi antichi, mentre la leggenda trae spunto
da fatti o personaggi storici. Il mito, dal greco “mythos”, cioè
parola, fornisce spiegazioni sui grandi misteri della vita, come i
fenomeni naturali, l’origine dell’universo, la morte e il senso
della vita. La leggenda, dal latino “legènda”, cioè cose da
leggere, rielabora fatti realmente accaduti, inventando alcuni
episodi, o idealizzando le gesta di uomini eroici. Entrambi hanno un
valore simbolico: il mito è pieno di metafore che suggeriscono
soluzioni e risposte di stampo religioso a fatti inspiegabili e
sentimenti ambigui (il mito di Narciso); la leggenda fornisce esempi
da seguire (nel Medioevo la “legenda” era il libro delle vite dei
Santi) e, inoltre, semplifica il racconto di episodi storici
complessi o incerti (la leggenda di Atlantide). Grazie al
riadattamento che alcuni miti hanno subito in epoca cristiana, capita
spesso che lo stesso racconto sia oggetto di un mito e di una
leggenda con ambientazioni e personaggi differenti (per esempio il
mito di Edipo e la leggenda San Giuliano).
Cos’è l’iconoclastia?
Il
termine iconoclastia
letteralmente significa “distruzione delle immagini” (dal greco
eikono-klastes), e nello specifico indica un movimento nato
nell’Impero bizantino che, a fasi alterne, ostacolò l’uso delle
immagini sacre, statue o quadri, per fini religiosi.
Il
primo editto iconoclasta fu emanato nel 725 d.C. dall’imperatore di
Bisanzio Leone III principalmente per due motivi: l’influenza della
religione musulmana, che condannava la raffigurazione della divinità,
e la preoccupazione per il fanatismo di cui erano oggetto alcune
immagini religiose da parte dei fedeli. Non tutti però accettarono
l’editto, come i papi Gregorio III e Gregorio IV. Quest’ultimo
proclamò nel 731 la legittimità del culto delle immagini,
nonostante le persecuzioni e la distruzione di icone e reliquie. In
ambito artistico l’iconoclastia portò alla distruzione di numerosi
capolavori ma favorì la nascita di opere di argomentazione diversa
da quella religiosa. Nell’ 843 fu abolita dall’imperatrice
Teodofora.
In
Afghanistan.
Il mullah Omar ha emanato un editto iconoclasta, in base al quale il
12 marzo 2002 sono state abbattute
due statue, il Piccolo e il Grande Buddha, dell’epoca preislamica,
nella valle di Bamiyan. L’editto segue una rigida interpretazione
dei precetti islamici che vieta la presenza di qualsiasi forma d’arte
che ricordi il passato preislamico del paese.
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