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giovedì 28 febbraio 2013

Quando nascono i testimoni di geova?

I Testimoni di Geova sono gli eredi degli Studenti Biblici, un gruppo di cristiani che si dedicava allo studio delle Sacre Scritture fondato in Pennsylvania nel 1870 da un ex-avventista, Charles Taze Russell. Nel 1916, in seguito ad alcune novità introdotte dal nuovo capo Joseph Franklin Rutherford, come per esempio la predicazione di casa in casa, dagli Studenti si staccarono alcuni piccoli gruppi, dando origine ad altre confessioni come la Chiesa del Regno di Dio e la Chiesa Millenarista. Nel 1931 durante un congresso a Columbus (Ohio) Rutherford modificò il nome Studenti Biblici in Testimoni di Geova, rifacendosi al verso bibilico di Isaia 43: 10: “Voi sarete i miei testimoni” (Geova da Yahweh, “dio” nel Vecchio Testamento).
In Italia i primi gruppi si formarono nel 1903 a San Germano Chisone, vicino Pinerolo, dove nel 1908 si costituì la prima Congregazione. La Congregazione dei Testimoni di Geova è riconosciuta dallo Stato come confessione religiosa ed è la seconda religione formalmente organizzata dopo quella cattolica. L’Italia infatti è il paese europeo con il maggior numero di Testimoni: 234.972 proclamatori, 3.070 congregazioni, 4.082 persone battezzate.

Mito e leggenda sono la stessa cosa?

Sono entrambi racconti di fantasia, con origini popolari, che un tempo venivano tramandati oralmente. Il mito narra le vicende degli dèi antichi, mentre la leggenda trae spunto da fatti o personaggi storici. Il mito, dal greco “mythos”, cioè parola, fornisce spiegazioni sui grandi misteri della vita, come i fenomeni naturali, l’origine dell’universo, la morte e il senso della vita. La leggenda, dal latino “legènda”, cioè cose da leggere, rielabora fatti realmente accaduti, inventando alcuni episodi, o idealizzando le gesta di uomini eroici. Entrambi hanno un valore simbolico: il mito è pieno di metafore che suggeriscono soluzioni e risposte di stampo religioso a fatti inspiegabili e sentimenti ambigui (il mito di Narciso); la leggenda fornisce esempi da seguire (nel Medioevo la “legenda” era il libro delle vite dei Santi) e, inoltre, semplifica il racconto di episodi storici complessi o incerti (la leggenda di Atlantide). Grazie al riadattamento che alcuni miti hanno subito in epoca cristiana, capita spesso che lo stesso racconto sia oggetto di un mito e di una leggenda con ambientazioni e personaggi differenti (per esempio il mito di Edipo e la leggenda San Giuliano).

Cos’è l’iconoclastia?

Il termine iconoclastia letteralmente significa “distruzione delle immagini” (dal greco eikono-klastes), e nello specifico indica un movimento nato nell’Impero bizantino che, a fasi alterne, ostacolò l’uso delle immagini sacre, statue o quadri, per fini religiosi.
Il primo editto iconoclasta fu emanato nel 725 d.C. dall’imperatore di Bisanzio Leone III principalmente per due motivi: l’influenza della religione musulmana, che condannava la raffigurazione della divinità, e la preoccupazione per il fanatismo di cui erano oggetto alcune immagini religiose da parte dei fedeli. Non tutti però accettarono l’editto, come i papi Gregorio III e Gregorio IV. Quest’ultimo proclamò nel 731 la legittimità del culto delle immagini, nonostante le persecuzioni e la distruzione di icone e reliquie. In ambito artistico l’iconoclastia portò alla distruzione di numerosi capolavori ma favorì la nascita di opere di argomentazione diversa da quella religiosa. Nell’ 843 fu abolita dall’imperatrice Teodofora.
In Afghanistan. Il mullah Omar ha emanato un editto iconoclasta, in base al quale il 12 marzo 2002 sono state abbattute due statue, il Piccolo e il Grande Buddha, dell’epoca preislamica, nella valle di Bamiyan. L’editto segue una rigida interpretazione dei precetti islamici che vieta la presenza di qualsiasi forma d’arte che ricordi il passato preislamico del paese.